Proposta per diminuire l’IVA del 4%

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Il bonus di 80 euro mensili in busta paga è una misura presa dal governo Renzi nel 2014 per aiutare i ceti con minor reddito. Riservato ai soli lavoratori dipendenti, all’origine era prevista la sua erogazione a coloro che percepivano redditi annui tra 8.174 e 24 mila euro, mentre per i redditi compresi tra 24 mila e 26 mila il bonus veniva progressivamente ridotto fino a scomparire. Per il 2018, pur rimanendo inalterato il meccanismo, vi è stato un innalzamento della soglia di reddito, infatti il bonus viene erogato integralmente a chi percepisce fino a 24.600 euro e va a decrescere fino ad annullarsi a quota 26.600 euro.

I limiti del bonus di 80 euro

Misura senza dubbio utile per aiutare la propensione al consumo, il bonus è stato, ed è ancora, oggetto di molte polemiche. Innanzitutto, viene erogato esclusivamente ai lavoratori dipendenti (circa 10 milioni di persone) senza però tenere conto di altre categorie che percepiscono redditi bassi, come i pensionati e gli artigiani. Si manifesta dunque una discriminazione tra cittadini, ma i problemi non finiscono qui. Fa molto discutere anche il fatto che, nel caso in cui durante l’anno il reddito fosse diminuito, anche di pochi euro, i lavoratori non solo ne vengano privati, ma sono costretti a restituire i bonus mensili già percepiti. Infatti, nel 2015 un milione di lavoratori hanno dovuto restituire il bonus perché i loro stipendi si erano rimpiccioliti di pochi euro. La restituzione è un provvedimento equo, ma il disagio che ha provocato a circa un milione di lavoratori è stato davvero notevole.

Il bonus è anticostituzionale?

Oltre a ciò, va notato che la norma che ha istituito il bonus potrebbe essere considerata anticostituzionale. Finora mai nessuno ha posto la questione alla Corte Costituzionale, ma nel caso qualcuno la ponesse, la Suprema Corte dovrebbe decidere tenendo presente l’art. 53 che recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Tradotto in parole povere un lavoratore che percepisce il bonus paga meno tasse di un pensionato o di un artigiano con il suo stesso reddito e ciò è una netta violazione del dettato costituzionale. Il bonus di 80 euro è dunque figlio di una norma anticostituzionale e andrebbe abolito o comunque modificato. Che fare allora?

Cosa propone Strada14.it?

Noi di Strada14.it siamo consapevoli che, al di là o meno dell’abolizione del bonus di 80 euro da parte della Corte Costituzionale, è comunque necessario rilanciare i consumi. Un maggior consumo conduce a una maggiore produzione e quindi a una diminuzione della disoccupazione e a una crescita economica consistente. Il maggior consumo deve però essere accessibile a tutti gli italiani, compresi i pensionati e i lavoratori autonomi che finora non hanno potuto godere di quegli 80 euro in più al mese. Quella che abbiamo intenzione di proporre è una misura più incisiva e soprattutto non discriminante: la diminuzione di 4 punti percentuali dell’aliquota IVA. La nostra intenzione è di abolire il bonus di 80 euro e in cambio diminuire l’IVA sulla cessione di bene e servizi fissandola al 18% dall’attuale 22%.

Quali coperture?

Il risparmio che si otterrebbe eliminando il bonus di 80 euro non è certo sufficiente a coprire le mancate entrate dovute alla diminuzione dell’aliquota IVA, ma Strada14.it ha in mente ben altro per fare cassa. Si tratta di un algoritmo particolare, studiato con cura, che permetterebbe di recuperare (con solo due step) gran parte di quei 110 miliardi di IVA che vengono puntualmente evasi dai nostri contribuenti. Gli attuali percettori dei bonus non ci rimetterebbe perché incasseranno ii 4 punti dell’IVA ridotta che equivale a circa un bonus.

 

ALGORITMO

Non ci vuole molto per varare un decreto legge con questo algoritmo, perché bastano due step:       

1) Abolire i bonus 80 euro, che sono stati concessi solo ad una minoranza dei lavoratori e sono incostituzionali, e si recuperano 10miliardi di euro;

2) Ridurre l’IVA dall’attuale 22% al 18% solo ai cittadini che effettuano i pagamenti con la carta di credito.

 

06/08/2018