VIOLENZE NELLE FAMIGLIE

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Strada14 e le violenze nelle famiglie

Ogni giorno la cronaca nera racconta episodi raccapriccianti di violenze che si perpetrano tra le mura domestiche. Nella quasi totalità dei casi, le vittime sono le donne e gli anziani, che subiscono atti di intimidazione, percosse e minacce e gli aguzzini, sono quasi sempre uomini, persone legate a loro da un vincolo di parentela molto stretto: mariti, compagni, figli o padri.
Picchiano e mettono in atto vere e proprie torture psicologiche perché vogliono i soldi o perché sono gelosi, ubriachi, drogati e, non è raro, che le continue violenze finiscano per sfociare anche in omicidio. Basta ricordare il caso di Santhià del maggio 2014, quando un giovane ha ucciso la zia e i nonni perché gli avevano negato del denaro.
Il fenomeno è molto più diffuso di quanto rivelino le denunce che vengono sporte, solo una minima parte delle violenze in famiglia vengono formalizzate con una denuncia e, anche quando si trova il coraggio di compiere questo passo, la giustizia ha ben poco spazio per intervenire. Nei casi più gravi il “violento” viene arrestato, ma ha modo di tornare a casa dopo pochi giorni per tornare ad aggredire e l’eventuale condanna giunge dopo anni mentre i rapporti in casa si saranno fatti ancora più insostenibili.

La proposta di Strada14 per risolvere il problema delle violenze in famiglia

Denunciare una persona cara è difficile, se poi con quella stessa persona si vive sotto lo stesso tetto, si può ben comprendere perché le violenze in famiglia vengano taciute, ma Silenziosiparte ha una sua proposta per incoraggiare le vittime a sporgere denuncia.
Coloro che si rendono colpevoli di violenze in famiglia dovrebbero essere allontanati dal comune in cui risiedono e, nel caso in cui non ottemperassero a questo obbligo, dovrebbero essere previsto un trasferimento coatto da parte delle Forze dell’Ordine per fare in modo che il “violento” si allontani il più possibile dal comune dove vive la vittima.
Contestualmente, il Ministero della Difesa dovrebbe provvedere ad assegnare ai violenti un lavoro alle dipendenze della Protezione Civile oppure presso uno dei suoi dipartimenti. Andrebbe operata un’attenta sorveglianza sull’operato di queste persone verificandone l’impegno e, soprattutto, cercando di impedire che esse tentino di avvicinarsi nuovamente alle loro vittime.

26/11/2014

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