NUOVA LEGGE ELETTORALE

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Un paese in cui la confusione regna sovrana

Non ci sono altre parole per descrivere le nostre leggi elettorali, che sono quanto di più farraginoso si possa concepire e prevedono metodi diversi di voto e di conteggio per ogni tipo di consultazione. Nelle elezioni amministrative, per l’elezione del consiglio provinciale non si devono esprimere preferenze, che sono ammesse però per la Regione, mentre per i Comuni la normativa prevede metodi diversi in base al numero di abitanti. Le elezioni politiche, con un sistema maggioritario “corretto” diverso tra Camera e Senato, non prevedono la possibilità di esprimere preferenze perché le liste, predisposte dalle segreterie di partito, sono bloccate. Non c’è da stupirsi che gli elettori siano confusi, soprattutto quando, al termine delle consultazioni, sentono i politici affermare che la coalizione che vince, spesso, non è quella che ha ottenuto più voti. In realtà, il sistema maggioritario consente di pervenire anche a questi discutibili risultati e, a complicare la situazione, c’è poi il cosiddetto “premio di maggioranza”, che aumenta il numero degli eletti della coalizione vincente, che non è detto che sia stata la più votata.

Il disamore per il voto e il desiderio di una nuova legge elettorale

Oltre alla confusione sui metodi di espressione e conteggio dei voti, gli italiani hanno iniziato a disertare le consultazioni elettorali anche in seguito a un crescente disamore per la politica, che non ha più visto emergere figure di statisti di rilievo e la proliferazione di liste e candidati, non ha fatto altro che accrescere il distacco tra il popolo e gli eletti. Alle ultime consultazioni regionali, nel Lazio si sono presentate 24 liste, in Piemonte 23 e in Lombardia 19 e la situazione non è diversa neppure per le comunali, che hanno visto, ad esempio, in comuni come Avezzano (40.000 abitanti) la sfida tra 23 liste. Un vecchio detto recita che “il troppo storpia” e se ne sono resi conto anche i nostri politici, infatti, ormai da anni, e da diverse parti, si chiede una nuova legge elettorale, ma l’immobilismo, che ha contraddistinto gli ultimi governi, non ha prodotto alcun risultato. Ora le attenzioni sono calamitate sull’Italicum, ma l’impossibilità degli elettori di esprimere delle preferenze, le soglie di sbarramento, il premio di maggioranza, sono i punti dolenti di questa proposta, quelli che più fanno discutere i partiti e che dovranno essere ancora mediati a lungo. Mentre a Roma si media e si cerca la quadratura del cerchio, Strada14 ha una sua proposta per la nuova legge elettorale, una legge che permette di sapere subito, e con certezza, chi ci governerà.

La nuova legge elettorale di Strada14

Strada14.it ha una sua proposta di legge elettorale, una legge che può essere applicata sia alle elezioni politiche che amministrative e che si basa su una votazione in due turni. Alla prima tornata potranno partecipare coalizioni formate da non più di tre partiti. Ogni partito nomina la lista dei candidati e il leader della coalizione. Al secondo turno di votazione, da tenersi dopo 15 giorni, saranno ammessi solo le prime tre coalizioni con maggiori voti. Risulteranno poi eletti solo i candidati in base alle preferenze ricevute, mentre l’onore e l’onero di governare spetta a leader della coalizione che avrà ricevuto il maggior numero di voti. Qualora i seggi ottenuti non superino il 50%, il governo verrà formato in seguito a un’alleanza con una delle altre due liste. Come si può notare si tratta di una legge che non prevede premi di maggioranza e che desidera scremare i partiti e i simboli presenti in Parlamento. Proprio questa scrematura risulterà poco piacevole a chi, pur di non smettere di esercitare la politica di professione, va fondando partiti e movimenti a ogni legislatura. Insomma, si tratta di un sistema elettorale assai semplice che sicuramente non verrà preso in considerazione dai parlamentari. Il fatto che la proposta di Strada14.it punti soprattutto alla scelta di persone capaci e autorevoli dovrebbe essere di stimolo ai giovani e proprio a loro è rivolto l’invito a divulgare l’idea elettorale del nostro movimento.

I poteri forti e le città metropolitane

Governare città che contano milioni di abitanti è quanto mai complesso, sindaco e giunta non riescono ad avere sempre il polso della situazione, ma soprattutto sono soggetti ai poteri forti delle lobbies. Pensiamo, ad esempio, a città come Roma o Milano e al potere dei cosiddetti palazzinari che hanno costruito quartieri e centri direzionali acquistati poi dagli enti pubblici per collocare i loro uffici o per ingrandire il patrimonio immobiliare. Molti di questi edifici sono rimasti inutilizzati, altri invece, per l’impellente bisogno di rimpinguare le dissanguate casse pubbliche, hanno finito per tornare di proprietà dei costruttori che li hanno pagati a prezzi di assoluto favore. Non è difficile per le lobbbies convincere le amministrazioni ad agire in loro favore, basta candidare gli “uomini giusti” nelle diverse amministrazioni, ma tutto questo deve finire e Strada14.it, consapevole di questa deleteria influenza sulla politica locale, ha una sua proposta che dovrebbe porre fine a tale situazione. Basterebbe affidare l’amministrazione delle città metropolitane ad un Ministro facente parte del Governo ed eletto in una regione diversa, egli sarebbe coadiuvato dal sindaco e dagli assessori eletti invece dalla cittadinanza. Il sindaco o viceministro potrebbe sostituire il ministro solo dietro sua delega e ciò non permetterebbe alle lobbies economiche di interferire né nelle elezioni comunali, né nell’amministrazione locale.

In tema di elezioni amministrative invece …

Strada14.it è contrario all’abolizione delle province perché è questo ente che ha una profonda conoscenza del territorio e delle tante differenze che lo caratterizzano. Eliminare le province, equivale ad eliminare i veri “esperti” delle diverse realtà italiane e vi sono altri metodi per tagliare i costi della politica. La proposta di Strada14.it punta ad azzerare i consiglieri regionali, mantenendo però l’ente Regione: le decisioni a carattere regionale andrebbero assunte dal collegio dei consiglieri appartenenti a tutte le province. Per non distoglierli continuamente dal loro incarico di amministratori provinciali però, alcune delle materie di competenza regionale dovrebbero tornare al governo centrale.

16/10/2014

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